Vendemmia 2018: il made in Italy punta sui bianchi fermi

Vendemmia 2018: il made in Italy punta sui bianchi fermi

Dopo un 2017 di sofferenza, quest’anno la vendemmia promette bene: le stime parlano di una produzione in crescita, pari a 49 milioni di ettolitri che permetteranno al settore vitivinicolo italiano di riprendersi e giocare con più grinta sui mercati internazionali.

Continua il braccio di ferro con i cugini d’Oltralpe in una sfida che non ha né vinti né vincitori. Infatti secondo un recente studio, se da un lato l’Italia batte la Francia in produzione e quantità esportata (20,6 milioni di ettolitri contro 14), dall’altro i vini francesi possono contare su un prezzo medio a litro superiore. Ne risulta che l’export francese vale 8,2 miliardi mentre quello italiano non supera i 5,6, una cifra destinata a migliorare visto l’interesse crescente di Cina, Russia e Giappone per i nostri vini rossi.

 

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Ma sono i bianchi fermi i veri protagonisti delle tavole italiane, aggiudicandosi la corona dei più venduti anche nel Regno Unito e, a quanto pare, lo saranno presto persino in un Paese come gli Stati Uniti storicamente affezionato ai rosé made in Italy. La notizia, supportata da un’indagine Nomisma Wine-Monitor, è emersa durante il convegno marchigiano “Bianco come il vino”.

La rimonta dei bianchi fermi del Tricolore, il cui valore supera, seppur di poco, quello dei francesi (1,287 miliardi di euro l’anno contro l’1,287) è dovuto alla concomitanza di due fattori: alla sua capacità di adattarsi ai cambiamenti climatici e all’approccio femminile alla bevanda.
Incrociando i pareri delle più importanti guide enologiche con i premi ottenuti sono 10 i vini bianchi italiani di cui non si può, almeno una volta nella vita, rinunciare all’assaggio: il Verdicchio, il Fiano, il Friulano, il Sauvignon, il Soave, la Malvasia, il Pinot bianco, il Collio, il Vermentino e il Trebbiano d’Abruzzo.

Non sono da meno i rossi italiani, tra cui spicca il Barolo prodotto da un antico vitigno autoctono a bacca nera del Piemonte. Molto diffuso è il Merlot da cui si ottiene un rosso rubino, morbido e corposo. L’Italia nordorientale (Veneto, Fruili Venezia Giulia e Trentino Alto Adige) è il regno pregiato del Cabernet-Sauvignon mentre in Toscana svettano il Chianti e il Brunello di Montalcino, in particolare nel senese. Il Nero di Troya, il Negramaro, il Primitivo l’Aglianico del Vulture e il Cannonau sono solo alcune delle tantissime varietà di rossi prodotti dal Mezzogiorno alla Sardegna.

Ogni regione, con le sue specificità, contribuisce a un quadro variegato e invidiato da tutto il mondo: con oltre 400 bottiglie Dop, la nostra Penisola vanta la più ampia e diversificata produzione di vino grazie alla biodiversità e a tradizioni vitivinicole millenarie.

Articolo di Paola Maruzzi