LA PASTA ITALIANA DA’ L’ADDIO AL GLIFOSATO

LA PASTA ITALIANA DA’ L’ADDIO AL GLIFOSATO

Se fino a qualche tempo fa i principali brand di pasta made in Italy contenevano glifosato, oggi questo pesticida potenzialmente cancerogeno è praticamente scomparso nella stragrande maggioranza dei casi. A rivelarlo è una recente inchiesta della rivista “Il Salvagente” che ha analizzato 23 campioni di pacchi di note marche. Tutti sono risultati puliti, una vittoria non casuale ma dovuta alla perseveranza dei consumatori che negli ultimi anni hanno chiesto a gran voce ai pastifici nazionali di cambiare rotta. Così i grandi gruppi industriali si sono visti costretti a tagliare i ponti con Canada e Stati Uniti, dove il glifosato è tollerato e addirittura utilizzato in fase pre-raccolta.

In base ai dati Istat, infatti, nel 2016 l’Italia importava dal Canada 1 miliardo di chili di grano duro, nel primo semestre 2018 siamo scesi a 43 milioni di chili. Due anni fa il Messico era il nostro terzo fornitore con 196 milioni di chili mentre oggi le importazioni sono state azzerate.
A medio e lungo termine, la scomparsa del glifosato dalle nostra pasta avrà sicuramente delle ripercussioni positive dal momento che la comunità scientifica internazionale ha decretato l’indubbia tossicità dell’erbicida della Monsanto, anche a basse dosi (tra gli effetti: rompe il Dna, interferisce con il sistema endocrino e distrugge la flora intestinale).

Oltre al glifosato c’è un’altra sostanza pericolosa per la salute che è quasi in via d’estinzione nelle marche di pasta italiana più diffuse in commercio: si tratta del Don, la micotossina tipica dei cereali cresciuti in ambienti umidi e piovosi.
Il fatto che nei campioni presi in esame ci sia da poco un basso contenuto del Don (anche detto vomitossina per gli effetti disturbanti che provoca soprattutto nei più piccoli), è indicativo che il grano provenga da Paesi più soleggiati, come Grecia e Francia, e non più dall’ex fornitore numero Uno di grano, il Canada.

Nonostante le buone notizie, l’indagine condotta da “Il Salvagente” ci ricorda però che è bene non abbassare la guardia: infatti, nell’ambito della stessa analisi su 23 pacchi di pasta, ecco spuntare delle tracce di altri pesticidi, come le molecole piperonil butossido e il pirimifos metile (questo non accade nei prodotti biologici): a preoccupare non è tanto la quantità delle sostanze riscontrate ma piuttosto i loro effetti combinati.
Il consumatore ha pochi dati oggettivi per orientarsi: può solo limitarsi a leggere sull’etichetta l’informazione obbligatoria sull’origine del grano (Italia, altri paesi Ue e non Ue), continuare a praticare una spesa consapevole e informata e sperare in un altro cambio di rotta qualificante da parte dei brand.

 

 

Articolo a cura di Paola Maruzzi