La dolce abitudine di fare scorta di miele in agosto

La dolce abitudine di fare scorta di miele in agosto

Per gli antichi greci era il cibo degli Dei; per il poeta Pablo Neruda è la “liquida luce che cade a goccioloni”; per gli italiani continua a essere motivo di vanto perché siamo tra i pochi Paesi al mondo a produrne un ventaglio di oltre 50 varietà: stiamo parlando del miele, tra i frutti più dolci che ci regala l’estate. Dai millefiori all’acacia, i più diffusi e venduti, passando per la lunga scala di piante aromatiche come timo e lavanda e sfiorando pregiati esemplari come il miele di corbezzolo sardo, il Belpaese conta 1,2 milioni di alveari e un “pascolo” di api tra i più interessanti (fonte, Coldiretti).

 

Agosto è il mese della nuova raccolta: terminata la stagione della fioritura, lungo tutto lo Stivale gli apicoltori mettono mano al melario per estrarre il prezioso alimento, l’unico a poter essere messo in commercio così come lo si trova in natura (questo vale solo per i mieli grezzi, quelli cioè che non hanno subito alcun tipo di lavorazione industriale, come la pastorizzazione, che ne alterano le caratteristiche organolettiche).

 

Nobile alternativa agli zuccheri raffinati e da sempre sinonimo di rimedio naturale, il miele non sembra conoscere crisi nei consumi e nel 2017 registra un aumento del 5,1% sul valore degli acquisti, un segnale chiaro della svolta salutista che negli ultimi anni sta trasformando le abitudini alimentari di tanti italiani.

 

La scienza conferma che miele e salute vanno a braccetto, a patto di non superare le dosi consigliate pari a tre cucchiai al giorno (30 grammi): il dolce nettare prodotto dalle api fa bene al cuore e al sangue, inibisce 60 specie di batteri, ha proprietà antiossidanti, contiene preziosi elementi nutritivi (tra cui fruttosio, glucosio, minerali e vitamine) e aiuta a controllare il peso. Inoltre ha un potere dolcificante superiore agli zuccheri raffinati pur mantenendo un valore calorico più basso ed è l’ideale nella dieta degli sportivi perché permette all’organismo di avere a disposizione dell’energia immediata.

 

L’estate, dicevamo, è il periodo ideale per fare scorta di miele in dispensa a maggior ragione se pensiamo che questo prodotto non ha scadenza: grazie alle sue proprietà antibatteriche e antibiotiche, infatti, non si deteriora nel tempo se conservato al buio, tra i 15 e 20 gradi.

 

Ma come orientarsi nella scelta e come riconoscere un miele di qualità? Sono tre i macro indicatori da tenere a mente.

 

Il primo falso mito da sfatare è sulla cristalizzazione, un processo naturale indice di estrema qualità del prodotto. A meno che non si tratti di miele d’acacia, di castagno o di melata che non cristallizzano mai, meglio preferire mieli “crudi” o non pastorizzati, che non siano stati riscaldati per evitare che si solidifichino. La pastorizzazione, infatti, distrugge buona parte degli enzimi e delle vitamine del miele.

 

Un occhio di riguardo va alla colorazione, che deve essere omogenea e priva di stratificazioni o separazioni. Il colore dipende dai pollini raccolti dalle api, quindi dalla tipologia di fiori “bottinati”.

 

Ultima ma non meno importante è la provenienza, soprattutto alla luce di ciò che sta accadendo: in Italia la legislazione è molto severa e impone che il 100% di ciò che finisce in vasetto debba essere prodotto dell’alveare e non sono ammessi residui di sostanze chimiche. Questo ci porta ad affermare che è meglio affidarsi alla garanzia del made in Italy mentre pollice in giù va a quei prodotti che riportano la dicitura “miscela di mieli provenienti da paesi europei ed extraeuropei. Di recente anche Conapi (Consorzio Nazionale Apicoltori) ha denunciato diversi casi di contraffazione, smascherando mieli extracomunitari annacquati e addizionati di zuccheri, come sciroppo di mais, barbabietola e riso.